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Testimonial per Peta: Joaquin Phoenix

19/12/09

TRACCE DIVERSE: Protezione Animali più IVA


TRACCE DIVERSE: Protezione Animali più IVA

Ci era sfuggito finora, dietro il muro delle dichiarazioni sprezzanti dei deportatori di animali: “La Tierschutzgebühr? Un rimborso spese, lo sanno tutti, anche i nostri denigratori, infami e pure meridionali e maltrattatori”. Ci era sfuggito anche perché non erano emerse voci differenti dalle loro, qualunque fosse il tema proposto all’attenzione. Dove sono i cani? ma vi portiamo noi dei books di foto meravigliose. Non ci credete? ma vi accompagniamo noi a controllare… un campione scelto da noi. È tutto a posto perché lo diciamo noi.
Autoreferenzialità completa. Con le istituzioni italiane preposte al controllo più mute del Mosè di Michelangelo (al più un faticoso “le carte sono a posto”, infatti sono addette alla tutela della carta) e quelle tedesche remote e reticenti – soprattutto se non si chiede loro nulla.
Ma il settore dell’import-export germanico è così vario di new entries che si trova sempre qualcuno che chiacchiera. E così un’associazione novellina, dedita al salvataggio dei cani spagnoli dopo aver cominciato con quelli turchi, si precipita a dare ai colleghi un’informazione per lei nuova, che rimbalza subito nella newsletter di Zergportal (capito cos’è, sì? chi, ancora!, non lo sapesse vada qui: http://www.zergportal.de/):

Salve cari colleghi della protezione animale,per evitare ad altri quel che è capitato a noi, invio questa info per tutte le associazioni che non sono ancora soggette all’imposta sul valore aggiunto: tenete d'occhio gli introiti della Schutzgebühr! Perché anche le associazioni sono considerate imprese dall’Ufficio delle Imposte e le imprese soggiacciono all’obbligo di pagare quest’imposta, non appena gli introiti (in questo caso la Schutzgebühr e NON le offerte) superano i 17.500 euro l'anno.
L'abbiamo saputo oltre un anno fa e abbiamo chiesto al nostro commercialista. No, ci fu detto, non eravamo tenuti a pagare... Quest'anno è stato fatto un controllo fiscale e siamo stati classificati come soggetti all’obbligo di pagamento, con effetto retroattivo dal 2007.Ovvio che questo presenta anche dei vantaggi, perché si possono conteggiare in contropartita le imposte anticipate in seno alle spese, anche quelle pagate all'estero. Comunque ne è venuto per noi un danno finanziario incredibilmente alto, e non solo perché all'estero bisogna rispettare delle scadenze (che per l'errore del nostro commercialista non abbiamo potuto rispettare...), ma anche perché ora per questo motivo i nostri introiti naturalmente si sono ridotti. Da tutto questo ci è venuto un danno di circa 11.000 euro!E intanto, oltre a tutto il resto, dobbiamo anche badare a tenerci più informati dei veterinari privati e pubblici, degli avvocati e dei commercialisti... mentre invece vorremmo "solo" aiutare gli animali…Forse le nostre esperienze possono servire a tenere qualcuno al riparo da ulteriori malanni – s’intende che sono volentieri a disposizione per altre informazioni.

Grazie, vediamo. L’imposta sul valore aggiunto in Germania (Umsatzsteuer, USt) è al 19%. Si applica una quota inferiore (7%) a beni di consumo e servizi erogati su base giornaliera (generi alimentari, stampa quotidiana, trasporti pubblici). Sono esenti dall’imposta servizi come quelli bancari e sanitari e… le attività non-profit. Mah.
Sta di fatto che la nostra piccola impresa, che è la Herztier del Nordreno-Westfalia (Land famoso tanto per il pullulare di simili creature quanto per l’altissimo numero di abbandoni e per il traboccare dei rifugi); che è approdata allo status attuale nel 2005, dopo il consueto lavoro sottotraccia di alcuni privati; che comunque, dopo l’ingenuità iniziale, deve aver parlato meglio col suo commercialista, perché rimpiange il mancato recupero dell’imposta pagata in Spagna con le spese di produzione… sta di fatto che si precipita a cercare un rimedio non tassabile, diramando subito un appello disperato per le offerte. E aggiorna di corsa con l’imposta al 7% (?!) le tabelle dei prezzi del contratto di mediazione (eh sì: questo significa Vermittlung) degli animali:

Qui di seguito gli importi della Schutzgebühr (USt indicata a parte, da versare all'erario):
Cani e cuccioli non castrati: (€ 280,00 + USt 7%) = € 299,60 (a castrazione effettuata dal detentore, dietro presentazione della ricevuta Herztier detrarrà € 50,00 dalla Schutzgebühr)
Cani castrati: (€ 280,00 + USt 7%) = € 299,60
Casi d'emergenza: (€ 150,00 + USt 7%) = € 160,50
Cuccioli di gatti: (€ 100,00 + USt 7%) = € 107,00
Gatti, castrati: (€ 130,00 + USt 7%) = 139,10
Piccoli animali a seconda della specie (da € 8,00 a € 20,00 + USt 7%) = da € 8,56 a € 21,40

Non ce la stiamo prendendo in particolare con la (ancora) piccola Herztier.
È solo un campione, ma prezioso: l’indizio di un mercato in piena espansione. Perché di questo si tratta: di uno Stato tedesco che si è accorto del volume di affari di un settore commerciale floridissimo, e non si sa bene ancora se cerchi di combatterlo o d’inquadrarlo nel sistema economico. L’essenziale è capirsi: in Europa del Nord si fa commercio (con quali reali finalità, è da vedere) di stock di animali recuperati gratuitamente, e il più delle volte fraudolentemente, dal surplus di scarto degli altri Paesi. Un mercato che mette tutti d’accordo: libera gli uni da un problema e consente agli altri di trarne guadagno, meglio di così… Prendiamone atto, è un elemento utile. A quanto pare, in Italia e in Germania parliamo (ufficialmente) lingue diverse.
Quello che non vorremmo è che chi parla in Germania di introiti e di valore aggiunto parlasse altrove di protezione degli animali. Decidiamoci a usare una sola lingua, e saremo più chiari. Evitiamo di mescolare le convenienze ambigue di commerci e contrabbandi con la sola e unica regola che norma la circolazione degli animali d’affezione, e che è il Regolamento Europeo 998 del 2003. Forse, prendendo con chiarezza l’una o l’altra delle due posizioni, eviteremo finalmente lo squallido gioco delle parti che ci troviamo a recitare da anni, e i governi dei Paesi esposti alle razzie dei traffici eviteranno di abdicare al loro ruolo per una manciata di specchietti e collanine. O parliamo di una tutela degli animali regolata come una funzione pubblica, ma pubblica nel senso più completo del termine, senza concessioni a risvolti di lucro e a belle parole che sono solo propaganda per gli allocchi – e allora saremo Paesi civili e sovrani – o ci affidiamo ai trafficanti e ai loro amici, eseguiamo i loro desiderata e finiamo perfino per ringraziarli – e allora, ahimè, perpetueremo dipendenze umilianti e dimostreremo che i luoghi comuni sui Paesi del Sud hanno (come accade qualche volta dei luoghi comuni) la loro ragion d’essere.
Ma se si scegliesse di parlar chiaro, proponiamo di chiamare una volta per tutte la Schutzgebühr (tassa di protezione animali) col suo vero nome. Schatzgebühr… che ne dite? Tassa per diventare ricchi.

http://forum.ksgemeinde.de/tierschutz-allgemein/97912-umsatzsteuerpflicht-fuer-vermittlungsgebuehren.html
http://www.herztier.com/



PIOVONO SOLDI CON IL TRAFFICO ILLECITO DEGLI ANIMALI. UNA RICCHEZZA SQUALLIDA CHE VEDE A SE MOLTI ADEPTI...

POSTED BY TIZIANA PAGHINI 19 DIC. 2009