02/02/10
TRACCE DIVERSE: Randagio? Meticcio? Prego: Random Source 2
ANDATE ALLA FONTE ORIGINALE DI QUESTO LINK E LEGGETE, LEGGETE, LEGGETE!!!
TRACCE DIVERSE: Randagio? Meticcio? Prego: Random Source 2
Veniamo a noi allora, perché non c’è chi non sappia che affrontare il discorso “ricerca” per gli Stati Uniti vuol dire, naturalmente, parlare della ricerca in Europa: parametri e protocolli sono gli stessi, anzi sono tout court quelli americani. E sono le stesse anche le necessità pratiche ed economiche. Il mondo della sperimentazione è un villaggio globale.
Ci sono in Europa i B dealers per la ricerca? Ci sono eccome, col loro esercito di bunchers (avevamo già il nostro Dealing Dogs. È lo svizzero Tiere in der Forschung di Mark Rissi, del 1992, diciotto anni portati benissimo: http://traccediverse.blogspot.com/2008/07/sofferenza-sino-al-tavolo-del.html). Sono accettati? Lo sono eccome: non da tutti, ma da chi conta. E fanno parte di un sistema così profondamente incardinato in quello dell’economia e della politica da rendere arduo anche solo il discuterlo – almeno per ora. L’Europa degli animali di classe B, quella ricca, industriale, trainante, è soppressione, commercio, sperimentazione. Su questo zoccolo duro fluttuano leggi e provvedimenti che suonano spesso assai bene… confermando una pratica che va in tutt’altra direzione, magari con l’aiuto di qualche escamotage ufficiale o ufficioso, quando bisogna fronteggiare pretese contrastanti fra loro. Pur di soddisfare esigenze che rispondono a quella parola d’ordine… il bisogno urgente e crescente di cani.
Come dopo l’entrata in vigore del Tierschutzgesetz tedesco, un bel repertorio di acrobazie legislative. Dagli anni ’80, in sostituzione del lavoro diretto di accalappiatori che rifornivano i laboratori, suscitò l’avvento di una miriade di “associazioni” modellate sull’importazione di animali di classe B dai Paesi meno industrializzati e sul loro commercio. Il quale, guarda un po’, è perseguito in Germania solo quando non rispetta le norme sul buon trattamento degli animali (per il resto è perfettamente integrato nel sistema economico tedesco, tanto da ricadere sotto il pagamento dell’IVA sulle vendite).
Ovviamente tutto questo porta con sé un totale cambiamento del linguaggio. Così, se si parla di Tierschutzvereine, si parla anche di Vermittlung: piazzamento, mediazione… in una traduzione mirata, affido. E “salvataggio” si chiama il prelievo a buon mercato della merce. È un lavoro come un altro, basta intendersi. Come insegnava Giulietta a Romeo, la rosa anche con un altro nome ha sempre lo stesso profumo.
Dal canto loro, i Paesi meno industrializzati si adeguano come un guanto alla mano: accolgono i centri di raccolta del commercio estero, lasciano sviluppare le attività locali di supporto, moltiplicano la popolazione canina, minuettano sull’applicazione delle leggi. Qualcuno spinge lo zelo a proclamare l’indispensabilità di questi benevoli interventi, come richiede la parte.
La ragnatela delle rotte commerciali che dal Mediterraneo, dai Balcani e dalla Russia, dall’Africa e dall’Asia portano nell’Europa del Nord la conosciamo. Conosciamo l’intreccio di filiali e agenzie fra associazioni di Paesi diversi (alcune con sito bilingue, o direttamente tedesco) e sempre più spesso ci imbattiamo nell’appoggio dato loro da generose fondazioni scientifiche. Vogliamo accennare per completezza ai rapporti di sinergia fra associazioni di Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti nella gestione dei bacini di prelievo? Vogliamo aggiungere che associazioni americane si spingono a salvare cani e gatti greci e turchi e che loro consorelle tedesche allungano la mano fino in America latina, come certamente già si fa e si farà dagli Stati Uniti?
La Convenzione di Strasburgo sulla protezione degli animali da compagnia fu siglata nel 1987, quando l’Unione Europea non esisteva ancora. Per la sua stessa natura di accordo fra parti diverse, si guardava bene dal toccare più di tanto certi interessi e necessità di singoli Stati o di gruppi di Stati. Purché gli animali non soffrano troppo, si tiene fuori dal tema della sperimentazione e da quello della soppressione fatta per motivi, diciamo così, pratici (basta leggere l’art. 11: Uccisione). Per la stessa ragione le è estraneo anche il tema dei traffici di animali, e più che mai quello dei commerci di randagi e del mondo oscuro che si portano dietro. Perché non fu affrontato? Perché, diciamo ancora così, non ce n’era motivo. Finché si scherza si scherza, ma queste son cose serie.
Chi si fosse proposto norme più rigorose non aveva che da adottarle nelle singole legislazioni nazionali (art. 3).
La storia successiva però è quella dell’Unione Europea, e l’Unione non fa più convenzioni ma pianifica una politica d’intervento – e anche di non intervento – in modo da omologare il comportamento dei vari Stati su un tessuto economico comune. E così le carte, a sparigliarle oggi, fanno saltar fuori due eccezioni (cioè, dal punto di vista dell’Europa, due anomalie): la Grecia e l’Italia. La prima aveva già emanato la legge di protezione degli animali 1197/1981, poi rifusa nella 3170/2003. La seconda, giusto un anno prima della nascita dell’Unione, aveva emanato la legge quadro 281/1991. In entrambi i Paesi, niente più cessione dei cani dei canili per la sperimentazione, niente più soppressione, bilanciamento con una più o meno stretta pianificazione delle sterilizzazioni e dell’anagrafe canina. Lodevole, innovativo, audace. Il risultato? Moltiplicazione dei randagi, canili allo sbando, e un commercio già losco che si adatta tranquillamente ad acquisire le modalità del traffico (solo entro i confini dei due Paesi, perché una volta passata la frontiera svizzera, austriaca o tedesca tutto va a posto). Cattive leggi? No: leggi inapplicate, o concepite per non essere applicate. Fluttuazioni risonanti in superficie, mentre la pratica, che è condizionata da ben altre esigenze, continua ad andare in tutt’altra direzione. Non per nulla le proteste contro i traffici di chi onestamente tutela gli animali non hanno mai prodotto più che circolari o direttive ministeriali, apprezzate quando si scherza e ignorate con discrezione quando si fa sul serio.
Nel frattempo il business del randagismo è diventato uno dei più floridi settori economici nel campo della fornitura di beni e risorse, sorpassando a livello europeo (ampiamente, crediamo) l’import-export dei cuccioli di razza. Solo che in Italia, dove non è regolamentato come tale e quindi deve funzionare sotto mentite spoglie, si organizza da sé secondo la legge della giungla. Da un lato la necessità di escogitare slalom continui fra (e fuori di) regole che non gli appartengono, di piroettare fra identità cangianti, di sapersi rafforzare con joint ventures con partner esteri, di insinuarsi accortamente fra o negli organi di controllo di ogni livello produce una selezione naturale: solo i forti, i furbi e i coalizzati governano la barca. Ai remi stanno quelli con la sindrome di Noè, i patiti e i manovali dell’animal hoarding, i corrieri, i fattorini e gli anarchici del cosiddetto animalismo. Ma per la stessa ragione di fondo si è prodotta anche una vera guerra dei clan: scippi, arrembaggi e rapine tra affaristi di ogni genere ed etichetta; B dealers veri e mascherati in concorrenza spietata per strapparsi i rispettivi settori imprenditoriali; avventurieri alla conquista di ghiotti settori di traffico. Traffico in partenza ma, attenti, anche in transito. Sotto gli occhi delle forze dell’ordine e degli organi giudiziari che si muovono senza saper troppo dove andare, senza strumenti e soprattutto senza il sostegno del legislatore, e quando hanno la percezione certa e disperata dell’illecito sono costretti ad affidarsi alla più fragile delle bussole, quella che in uno Stato di diritto non avrebbe ragione di esistere: la sensibilità personale degli addetti al controllo e alla repressione.
È in questa situazione che l’Italia si appresta alla ratifica della Convenzione di Strasburgo, e si vede. Il ddl del Ministero della Salute che è ora in discussione è più ampio della Convenzione, perché molte cose sono successe nel frattempo. Infatti si parla finalmente, come di una gran novità, di traffici di animali da compagnia… cioè dell’importazione illegale di cuccioli dall’Est. Punto. Perché? ma perché, continuiamo a dire così, non c’è motivo di parlare d’altro. Finché si scherza si scherza… con quel che segue, ed è stato impeccabile Franco Frattini, ministro degli esteri e già vicepresidente della commissione europea (nonché, dicono, osservatore attento del problema randagismo nell’Unione), a raccogliere e rilanciare pari pari, in Italia e fuori, il messaggio confezionato in questo “reato di traffico illecito di cani e gatti” bell’e dimezzato.
Messaggio ricevuto. Forse, allora, è il momento buono per porsi seriamente qualche domanda sulla funzione e specialmente sul senso della protezione degli animali. Non quella piagnucolosa e cinguettante, e neanche quella talebana e autogestita, che sono solo il rovescio di una gran brutta medaglia. Men che meno però quella che per inseguire prima di tutto la conservazione di se stessa, come ormai avviene delle grandi associazioni in tutto il mondo, indulge volentieri al compromesso mascherandolo (male) sotto la comunicazione ad effetto. A noi sembra che abbia senso quella che fa appello non all’amore, ma al rispetto e alla tutela dei diritti e che segue con saggezza, fermezza e indipendenza il cammino di una legalità senza finzioni, furbizie, travestimenti e complicità. Vorremmo che quest’altro messaggio, il nostro, fosse ben capito da tutti quelli che siedono in buona coscienza al tavolo di lavoro aperto dal Ministero della Salute sulle camionate di animali esportate oltreconfine “per adozione”. Degli altri non ci importa, sappiamo già tutto.
Altrimenti ci si dica chiaro e tondo che lo spirito delle leggi italiane, che ci sono anche se possono essere state fatte per far fare bella figura a qualcuno e che (citando dalla petizione dell’ENPA) sono “le più avanzate d’Europa”, è una deviazione, che bisogna adeguarsi al quadro economico dell’Unione e passarle fra i residui arcaici come il cioccolato col cacao e i formaggi artigianali francesi. Come si diceva, basta intendersi. Semmai spieghiamolo anche alle “persone e associazioni stimate e credibili” che quello che abbiamo detto qui lo dicono in Germania, e quindi sono al disopra di ogni sospetto.
Questo blog non ha mai dato rilievo particolare alla sperimentazione fra le destinazioni degli animali razziati nel nostro Paese, perché sa quanto sia ampio il ventaglio dei loro usi e consumi commerciali. Può darsi che d’ora in poi lo faccia, dato il bisogno urgente e crescente di animali per l’attuazione del progetto europeo REACH per i test di tossicità di decine di migliaia di composti chimici.
Ma in confidenza, questo post l’abbiamo scritto perché i bene informati la piantino almeno di bersagliarci di bullshit (N.d.T. stronzate) sull’uso esclusivo di cani di razza, purpose bred, per la sperimentazione.
http://traccediverse.blogspot.com/2009/09/protezione-animali-piu-iva.html
http://traccediverse.blogspot.com/2009/11/germania-il-gorgo-infinito-dei-cani.html
http://www.tierfreunde-ohne-grenzen.com/index_de.php?cat=5
Convenzione di Strasburgo:
http://traccediverse.forumattivo.com/tutela-animali-documenti-e-normativa-f10/convenzione-europea-per-la-protezione-degli-animali-da-compagnia-13111987-capp-1-3-t15.htm
http://traccediverse.forumattivo.com/tutela-animali-documenti-e-normativa-f10/convenzione-europea-per-la-protezione-degli-animali-da-compagnia-13111987-capp-4-7-t16.htm
TRACCE DIVERSE: Randagio? Meticcio? Prego: Random Source 2
Veniamo a noi allora, perché non c’è chi non sappia che affrontare il discorso “ricerca” per gli Stati Uniti vuol dire, naturalmente, parlare della ricerca in Europa: parametri e protocolli sono gli stessi, anzi sono tout court quelli americani. E sono le stesse anche le necessità pratiche ed economiche. Il mondo della sperimentazione è un villaggio globale.
Ci sono in Europa i B dealers per la ricerca? Ci sono eccome, col loro esercito di bunchers (avevamo già il nostro Dealing Dogs. È lo svizzero Tiere in der Forschung di Mark Rissi, del 1992, diciotto anni portati benissimo: http://traccediverse.blogspot.com/2008/07/sofferenza-sino-al-tavolo-del.html). Sono accettati? Lo sono eccome: non da tutti, ma da chi conta. E fanno parte di un sistema così profondamente incardinato in quello dell’economia e della politica da rendere arduo anche solo il discuterlo – almeno per ora. L’Europa degli animali di classe B, quella ricca, industriale, trainante, è soppressione, commercio, sperimentazione. Su questo zoccolo duro fluttuano leggi e provvedimenti che suonano spesso assai bene… confermando una pratica che va in tutt’altra direzione, magari con l’aiuto di qualche escamotage ufficiale o ufficioso, quando bisogna fronteggiare pretese contrastanti fra loro. Pur di soddisfare esigenze che rispondono a quella parola d’ordine… il bisogno urgente e crescente di cani.
Come dopo l’entrata in vigore del Tierschutzgesetz tedesco, un bel repertorio di acrobazie legislative. Dagli anni ’80, in sostituzione del lavoro diretto di accalappiatori che rifornivano i laboratori, suscitò l’avvento di una miriade di “associazioni” modellate sull’importazione di animali di classe B dai Paesi meno industrializzati e sul loro commercio. Il quale, guarda un po’, è perseguito in Germania solo quando non rispetta le norme sul buon trattamento degli animali (per il resto è perfettamente integrato nel sistema economico tedesco, tanto da ricadere sotto il pagamento dell’IVA sulle vendite).
Ovviamente tutto questo porta con sé un totale cambiamento del linguaggio. Così, se si parla di Tierschutzvereine, si parla anche di Vermittlung: piazzamento, mediazione… in una traduzione mirata, affido. E “salvataggio” si chiama il prelievo a buon mercato della merce. È un lavoro come un altro, basta intendersi. Come insegnava Giulietta a Romeo, la rosa anche con un altro nome ha sempre lo stesso profumo.
Dal canto loro, i Paesi meno industrializzati si adeguano come un guanto alla mano: accolgono i centri di raccolta del commercio estero, lasciano sviluppare le attività locali di supporto, moltiplicano la popolazione canina, minuettano sull’applicazione delle leggi. Qualcuno spinge lo zelo a proclamare l’indispensabilità di questi benevoli interventi, come richiede la parte.
La ragnatela delle rotte commerciali che dal Mediterraneo, dai Balcani e dalla Russia, dall’Africa e dall’Asia portano nell’Europa del Nord la conosciamo. Conosciamo l’intreccio di filiali e agenzie fra associazioni di Paesi diversi (alcune con sito bilingue, o direttamente tedesco) e sempre più spesso ci imbattiamo nell’appoggio dato loro da generose fondazioni scientifiche. Vogliamo accennare per completezza ai rapporti di sinergia fra associazioni di Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti nella gestione dei bacini di prelievo? Vogliamo aggiungere che associazioni americane si spingono a salvare cani e gatti greci e turchi e che loro consorelle tedesche allungano la mano fino in America latina, come certamente già si fa e si farà dagli Stati Uniti?
La Convenzione di Strasburgo sulla protezione degli animali da compagnia fu siglata nel 1987, quando l’Unione Europea non esisteva ancora. Per la sua stessa natura di accordo fra parti diverse, si guardava bene dal toccare più di tanto certi interessi e necessità di singoli Stati o di gruppi di Stati. Purché gli animali non soffrano troppo, si tiene fuori dal tema della sperimentazione e da quello della soppressione fatta per motivi, diciamo così, pratici (basta leggere l’art. 11: Uccisione). Per la stessa ragione le è estraneo anche il tema dei traffici di animali, e più che mai quello dei commerci di randagi e del mondo oscuro che si portano dietro. Perché non fu affrontato? Perché, diciamo ancora così, non ce n’era motivo. Finché si scherza si scherza, ma queste son cose serie.
Chi si fosse proposto norme più rigorose non aveva che da adottarle nelle singole legislazioni nazionali (art. 3).
La storia successiva però è quella dell’Unione Europea, e l’Unione non fa più convenzioni ma pianifica una politica d’intervento – e anche di non intervento – in modo da omologare il comportamento dei vari Stati su un tessuto economico comune. E così le carte, a sparigliarle oggi, fanno saltar fuori due eccezioni (cioè, dal punto di vista dell’Europa, due anomalie): la Grecia e l’Italia. La prima aveva già emanato la legge di protezione degli animali 1197/1981, poi rifusa nella 3170/2003. La seconda, giusto un anno prima della nascita dell’Unione, aveva emanato la legge quadro 281/1991. In entrambi i Paesi, niente più cessione dei cani dei canili per la sperimentazione, niente più soppressione, bilanciamento con una più o meno stretta pianificazione delle sterilizzazioni e dell’anagrafe canina. Lodevole, innovativo, audace. Il risultato? Moltiplicazione dei randagi, canili allo sbando, e un commercio già losco che si adatta tranquillamente ad acquisire le modalità del traffico (solo entro i confini dei due Paesi, perché una volta passata la frontiera svizzera, austriaca o tedesca tutto va a posto). Cattive leggi? No: leggi inapplicate, o concepite per non essere applicate. Fluttuazioni risonanti in superficie, mentre la pratica, che è condizionata da ben altre esigenze, continua ad andare in tutt’altra direzione. Non per nulla le proteste contro i traffici di chi onestamente tutela gli animali non hanno mai prodotto più che circolari o direttive ministeriali, apprezzate quando si scherza e ignorate con discrezione quando si fa sul serio.
Nel frattempo il business del randagismo è diventato uno dei più floridi settori economici nel campo della fornitura di beni e risorse, sorpassando a livello europeo (ampiamente, crediamo) l’import-export dei cuccioli di razza. Solo che in Italia, dove non è regolamentato come tale e quindi deve funzionare sotto mentite spoglie, si organizza da sé secondo la legge della giungla. Da un lato la necessità di escogitare slalom continui fra (e fuori di) regole che non gli appartengono, di piroettare fra identità cangianti, di sapersi rafforzare con joint ventures con partner esteri, di insinuarsi accortamente fra o negli organi di controllo di ogni livello produce una selezione naturale: solo i forti, i furbi e i coalizzati governano la barca. Ai remi stanno quelli con la sindrome di Noè, i patiti e i manovali dell’animal hoarding, i corrieri, i fattorini e gli anarchici del cosiddetto animalismo. Ma per la stessa ragione di fondo si è prodotta anche una vera guerra dei clan: scippi, arrembaggi e rapine tra affaristi di ogni genere ed etichetta; B dealers veri e mascherati in concorrenza spietata per strapparsi i rispettivi settori imprenditoriali; avventurieri alla conquista di ghiotti settori di traffico. Traffico in partenza ma, attenti, anche in transito. Sotto gli occhi delle forze dell’ordine e degli organi giudiziari che si muovono senza saper troppo dove andare, senza strumenti e soprattutto senza il sostegno del legislatore, e quando hanno la percezione certa e disperata dell’illecito sono costretti ad affidarsi alla più fragile delle bussole, quella che in uno Stato di diritto non avrebbe ragione di esistere: la sensibilità personale degli addetti al controllo e alla repressione.
È in questa situazione che l’Italia si appresta alla ratifica della Convenzione di Strasburgo, e si vede. Il ddl del Ministero della Salute che è ora in discussione è più ampio della Convenzione, perché molte cose sono successe nel frattempo. Infatti si parla finalmente, come di una gran novità, di traffici di animali da compagnia… cioè dell’importazione illegale di cuccioli dall’Est. Punto. Perché? ma perché, continuiamo a dire così, non c’è motivo di parlare d’altro. Finché si scherza si scherza… con quel che segue, ed è stato impeccabile Franco Frattini, ministro degli esteri e già vicepresidente della commissione europea (nonché, dicono, osservatore attento del problema randagismo nell’Unione), a raccogliere e rilanciare pari pari, in Italia e fuori, il messaggio confezionato in questo “reato di traffico illecito di cani e gatti” bell’e dimezzato.
Messaggio ricevuto. Forse, allora, è il momento buono per porsi seriamente qualche domanda sulla funzione e specialmente sul senso della protezione degli animali. Non quella piagnucolosa e cinguettante, e neanche quella talebana e autogestita, che sono solo il rovescio di una gran brutta medaglia. Men che meno però quella che per inseguire prima di tutto la conservazione di se stessa, come ormai avviene delle grandi associazioni in tutto il mondo, indulge volentieri al compromesso mascherandolo (male) sotto la comunicazione ad effetto. A noi sembra che abbia senso quella che fa appello non all’amore, ma al rispetto e alla tutela dei diritti e che segue con saggezza, fermezza e indipendenza il cammino di una legalità senza finzioni, furbizie, travestimenti e complicità. Vorremmo che quest’altro messaggio, il nostro, fosse ben capito da tutti quelli che siedono in buona coscienza al tavolo di lavoro aperto dal Ministero della Salute sulle camionate di animali esportate oltreconfine “per adozione”. Degli altri non ci importa, sappiamo già tutto.
Altrimenti ci si dica chiaro e tondo che lo spirito delle leggi italiane, che ci sono anche se possono essere state fatte per far fare bella figura a qualcuno e che (citando dalla petizione dell’ENPA) sono “le più avanzate d’Europa”, è una deviazione, che bisogna adeguarsi al quadro economico dell’Unione e passarle fra i residui arcaici come il cioccolato col cacao e i formaggi artigianali francesi. Come si diceva, basta intendersi. Semmai spieghiamolo anche alle “persone e associazioni stimate e credibili” che quello che abbiamo detto qui lo dicono in Germania, e quindi sono al disopra di ogni sospetto.
Questo blog non ha mai dato rilievo particolare alla sperimentazione fra le destinazioni degli animali razziati nel nostro Paese, perché sa quanto sia ampio il ventaglio dei loro usi e consumi commerciali. Può darsi che d’ora in poi lo faccia, dato il bisogno urgente e crescente di animali per l’attuazione del progetto europeo REACH per i test di tossicità di decine di migliaia di composti chimici.
Ma in confidenza, questo post l’abbiamo scritto perché i bene informati la piantino almeno di bersagliarci di bullshit (N.d.T. stronzate) sull’uso esclusivo di cani di razza, purpose bred, per la sperimentazione.
http://traccediverse.blogspot.com/2009/09/protezione-animali-piu-iva.html
http://traccediverse.blogspot.com/2009/11/germania-il-gorgo-infinito-dei-cani.html
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Convenzione di Strasburgo:
http://traccediverse.forumattivo.com/tutela-animali-documenti-e-normativa-f10/convenzione-europea-per-la-protezione-degli-animali-da-compagnia-13111987-capp-1-3-t15.htm
http://traccediverse.forumattivo.com/tutela-animali-documenti-e-normativa-f10/convenzione-europea-per-la-protezione-degli-animali-da-compagnia-13111987-capp-4-7-t16.htm














































IL COMUNE DI UDINE INCORAGGIA L'ADOZIONE DI CANI ADULTI di cani adulti o bisognosi di cure










COME POTETE VEDERE IL CANE SI TROVA ALLA DOGMAR DOPO I 10 GIORNI DI LEGGE CHE HANNO VISTO L'ANIMALE IN PERMANENZA AL CANILE SANITARIO DI PAVIA.
APPELLI CHE PER GLI 'IINOCENTI' CHE SI ACCOSTANO PER LA PRIMA VOLTA NEL 'FAVOLOSO MONDO DEI VERI ANIMALISTI E NON ANIMALI O ANIMALISTI DELLA DOMENICA COME CI DEFINISCE IL GRUPPO BAIRO NEL SUO SITO, POSSONO APPARIRE UGULI IN TOTO, INNOQUI. A COLPO D'OCCHIO INIZIALE, POTREBBERO, MA NON E' COSI'.
GLI APPELLI FANNO UN MOSTRUOSO E VELOCISSIMO GIRO DEL WEB. VENGONO INSERITI IN SITI CHE RAGGRUPPANO ALTRI ANNUNCI D'OGNI GENERE. NON E' STRANO TROVARE UNO DEI NOSTRI CANI PAVESI CHE HA 'URGENZA ESTREMA DI ADOZIONE' IN SITI CHE, SUCCESSIVAMENTE ALL'ANNUNCIO DEL CANE PERMETTONO A SCAMBISTI, A PERSONAGGI CON POCA DIGNITA' PERSONALE -E NON E' MORALISMO-, DI CERCARE 'STRANI' COMPAGNI PER 'STRANI' GIOCHI SESSUALI.




